Domenica 24 luglio, ore 21.30 WYNTON MARSALIS & ITALIAN FRIENDS

 

 

Belvedere di Villa Rufolo

Domenica 24 luglio
Belvedere di Villa Rufolo, ore 21.30
Wynton Marsalis & italian friends
Wynton Marsalis, tromba
Carlos Henriquez, contrabbasso
Dado Moroni, piano
Stefano Di Battista, sax alto e soprano
Francesco Ciniglio, batteria
Posto unico € 35

Wynton Marsalis è ampiamente riconosciuto come il più eminente artista jazz del nostro tempo. È acclamato non solo come trombettista, ma anche come educatore musicale e promotore della storia e della cultura jazz. È anche un artista molto affermato nell’esecuzione di pagine che prevedono la tromba in opere di musica classica ed è un leader in materia di diritti civili.
Wynton Marsalis è nato a New Orleans, culla del jazz, da una famiglia di musicisti. Il padre era un pianista ed insegnante di musica. Alcuni dei fratelli di Wynton sono diventati musicisti di primissimo livello, in particolare Branford al sassofono, Delfeayo al trombone e Jason alla batteria. Wynton ha studiato musica sin dalla tenerissima età e ha frequentato la Juilliard School. Dopo gli studi si è unito alla band del famoso jazzista Art Blakey.
Marsalis ha trascorso con la sua band ininterrottamente in tournée dieci anni della sua vita. Ha praticamente ravvivato da solo l’interesse del pubblico per il jazz, che per molti era diventato una forma d’arte perduta. Oltre ai concerti, Marsalis spende tantissime energie sull’istruzione tenendo conferenze e seminari.
Wynton Marsalis è il creatore della serie TV della PBS “Marsalis on Music” (1995), e della serie in 26 puntate della National Public Radio “Making the Music” dello stesso anno. Marsalis ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della miniserie televisiva di Ken Burns Jazz (2001). Queste iniziative hanno avuto un’importanza significativa nella riscoperta del ​​jazz.
Marsalis è stato anche criticato da alcuni per aver snobbato il valore delle forme jazz emerse dopo il 1965. Il musicista ha ribattuto affermando che i tentativi di una fusione musicale del jazz con altre forme pop producono una miscela di suoni che semplicemente non sono il vero jazz.
Sul piano dell’impegno civile Wynton Marsalis ha compiuto grandi sforzi per la ricostruzione della sua città natale dopo il disastro dell’uragano Katrina. Una delle iniziative più importanti è stata l’organizzazione del concerto di beneficenza “Higher Ground” al Lincoln Center di New York. Marsalis si è battutto per il riconoscimento dei diritti umani per il popolo birmano e contro la carcerazione della loro leader Aung San Suu Kyi. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha nominato Marsalis Messaggero di Pace delle Nazioni Unite.
Marsalis ha vinto numerosi premi tra cui nove Grammy, due dei quali per le sue registrazioni di opere classiche per tromba di Haydn, Mozart e Handel. È il primo artista jazz a vincere un Premio Pulitzer, assegnato per aver composto il suo oratorio “Blood on the Fields”. Wynton Marsalis è attualmente Direttore Artistico del Jazz presso la Rose Hall del Lincoln Center di New York.

Carlos Henriquez è nato nel 1979 nel Bronx, New York. Ha studiato musica sin da ragazzo, ha suonato la chitarra durante le scuole medie e ha preso il basso mentre si iscriveva al programma di avanzamento musicale della Juilliard School. È entrato alla scuola superiore di musica e arti dello spettacolo Laguardia ed fu subito coinvolto con l’ensemble jazz dell’istituto. Nel 1998, subito dopo il liceo, Henriquez si unì al settetto di Wynton Marsalis e all’orchestra jazz al Lincoln Center, girando il mondo e comparendo in più di 25 album. Si è esibito e ha registrato con artisti tra cui Chucho Valdes, Paco De Lucia, Tito Puente, Eddie Palmieri, Danilo Perez, Gonzalo Rubalcaba, la famiglia Marsalis, Willie Nelson, Bob Dylan, Stevie Wonder, Lenny Kravitz, Marc Anthony e molti altri. È stato membro della facoltà di musica della Northwestern University school of music dal 2008 ed è stato direttore musicale del progetto di scambio culturale dell’orchestra jazz presso il Lincoln Center con l’istituto cubano di musica, con Chucho Valdes. Era il 2010.
Da allora Carlos ha guidato molti concerti jazz al Lincoln Center come solista e in duo. La sua collaborazione con i grandi Ruben Blades nel novembre 2014 ha dato al jazz del Lincoln Center Orch una nuova prospettiva del genere salsa/latin jazz. Henriquez interpreta la tradizione musicale afro negli stili jazz e latino. Da segnalare il progetto musicale sulla storia sociale del South Bronx che attinge dall’eredità portoricana personale di Henriquez. Carlos attualmente ricopre la posizione di bassista con l’orchestra jazz al Lincoln Center.

Dado Moroni (vero nome Edgardo, Genova, 20 ottobre 1962) è uno dei pianisti jazz italiani più richiesti in Europa e in America. Debutta a 17 anni con Tullio de Piscopo e Franco Ambrosetti col quale ancora oggi collabora. Nel 1987 viene chiamato, unico europeo, insieme ai pianisti Hank Jones, Barry Harris e Roland Hanna, a far parte della giuria del premio internazionale pianistico Thelonious Monk, a Washington. E’ uno dei pochissimi musicisti italiani la cui biografia è inserita nell’importante “Biographical Enciclopedia of Jazz” di Leonard Feather e Ira Gitler. Vanta prestigiose e continuative collaborazioni con le grandi star del jazz mondiale.
Ci troviamo di fronte a un ex enfant prodige del pianoforte. Ma Dado ha saputo, nel corso del tempo, trasformare una tale precocità in una magistrale maturità pianistica, sino a divenire, tra i jazzisti italiani, uno dei più apprezzati al di là dell’Atlantico.
Moroni è probabilmente il pianista jazz italiano più ‘esportato’ all’estero, a giudicare dalla consistenza e regolarità dei suoi ingaggi internazionali e dal suo palmarès di collaborazioni. A metterle assieme si compone un’enciclopedia del jazz moderno: Dizzy Gillespie, Chet Baker, Roy Hargrove, Wynton Marsalis, Clark Terry, Randy Brecker, Freddie Hubbard, Harry Edison, Woody Shaw, Eddie ‘Lockjaw’ Davis, Johnny Griffin, James Moody, Zoot Sims, Al Cohn, Sam Rivers, Joe Henderson, Slide Hampton, Curtis Fuller, Joe Pass, Herb Ellis, Barney Kessel, Lionel Hampton, Terry Gibbs, Ron Carter, Buster Williams, Ray Brown, Kenny Clarke, Art Taylor, Billy Higgins, Ben Riley, Sam Woodyard, Shelly Manne e via suonando.
Dado ama inoltre cimentarsi anche con artisti normalmente “lontani” dalla sua sfera di azione, ottenendo risultati sempre interessanti. Lucio Dalla, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti, Mietta e Ornella Vanoni hanno richiesto il suo pianoforte in più occasioni. È docente di pianoforte jazz presso il conservatorio di Como.

Stefano Di Battista nasce a Roma il 14 febbraio del ’69 da una famiglia di musicisti ed appassionati di musica.
Ha iniziato a studiare il sassofono all’età di 13 anni in una banda di un piccolo quartiere, composta principalmente da ragazzini. E’ qui che, fino all’età di 16 anni, Stefano ha sperimentato quella che sarebbe diventata una delle qualità essenziali della sua musica: l’allegria. Durante questo periodo ha due incontri decisivi che lo indirizzano verso la sua vocazione: scopre il jazz, innamorandosi del suono “acidulo” di Art Pepper (“…immediatamente volevo suonare in quel modo… fu l’inizio della mia passione”) e incontra l’uomo che diventerà il suo mentore, il leggendario alto sassofonista Massimo Urbani (“lui era un mostro, suonava senza conoscere cosa venisse dopo. Istintivamente.”). La sua starda è ormai segnata: Stefano sarà un musicista jazz. Si iscrive al conservatorio, perfeziona la sua tecnica familiarizzando con la tradizione classica del sassofono (Jacques Ibert, ecc.) conseguendo il diploma con il massimo dei voti all’età di 21 anni. Incomincia poi a suonare in gruppi di vario genere e nel ’92 si trova per caso a suonare al Calvi Jazz Festival; è lì che incontra per la prima volta dei musicisti francesi, primo fra tutti Jean-Pierre Como che lo invita a suonare a Parigi. Per Stefano è una rivelazione (“quando sono arrivato in Francia, avevo l’impressione di essere nato lì. In Italia avevo l’impressione di non esistere…”).
Da quel momento in poi, Stefano ha fatto la spola tra Roma e Parigi, moltiplicando le sue audizioni in modo da procacciarsi qualche ingaggio. Infine si procura due concerti al Sunset di Parigi, con un trio formato dal batterista Roberto Gatto e dal contrabbassista francese Michel Benita. Gatto rinuncia e viene rimpiazzato all’ultimo minuto dal batterista Aldo Romano, che viene colpito dallo stile affascinante del sassofonista. In un attimo è nata un’amicizia tra i due. La seconda sera Stèphane Huchard è alla batteria e invita Laurent Cugny, prossimo a prendere le redini dell’ONJ (Orchestra Nazionale del Jazz). Stefano viene assunto all’istante. In due sere da sogno la vita di Di Battista è cambiata. E’ il 1994 e la sua carriera decolla a Parigi.
Si stabilisce nella città e incomincia la vita sfrenata del musicista. Oltre alla partecipazione al progetto di Aldo Romano dal quale sono scaturite due registrazioni discografiche (Prosodie e Intervista) e la presenza nell’ONJ diretta da Cugny, continua ad incontrare gente, tiene alcuni concerti in trio con Daniel Humair e J.F. Jenny Clark, suona con musicisti americani di passaggio come Jimmy Cobb, Walter Brooker, Nat Adderly, ecc. La carriera di Di Battista è a una svolta. Pilastro dei vari gruppi di Aldo Romano, membro del sestetto di Michel Petrucciani, Stefano incomincia a pensare alla realizzazione di un progetto a suo nome.
Nel ’97 il suo primo album per la Label Bleu, dal titolo “Volare”, lo vede al fianco di Flavio Boltro alla tromba, Eric Legnini al piano (il suo pianista di questi ultimi anni), Benjamin Henocq alla batteria e Rosario Bonaccorso al contrabbasso (“la ritmica che ho sempre desiderato”). Nel ’98 arriva il suo primo ingaggio per la storica Blue Note, per la quale inciderà l’album “A prima vista”, accompagnato dalla stessa formazione di musicisti, che tra le altre cose diventerà il suo gruppo stabile di riferimento. Nel luglio ’00, la registrazione di un disco magistrale dove Stefano è affiancato dall’incomparabile presenza di Elvin Jones alla batteria (il leggendario batterista di John Coltrane), Jacky Terrasson al piano e Rosario Bonaccorso al contrabbasso. Il disco, dall’omonimo titolo, uscirà poi nell’Ottobre 2000. Il nuovo disco, oltre ad avere grandi riconoscimenti da parte della critica internazionale, ha vinto il prestigioso premio francese Telerama, classificandosi al primo posto nelle classifiche europee come disco più venduto.
Nel 2016 esce l’album dedicato alla figura femminile “Womman’s
Nel 2017 realizza la colonna sonora “solo cuore e amore candidata al David  Di Donattello
Nel 2020 realizza la colonna sonora del film “futura” nelle sale settembre 2021
Nel 2021/22 e uscito in tutto il mondo  in aprile il nuovo album dedicato al maestro Morricone in versione jazz. Il progetto che eseguirà dal vivo e Morricone Stories Prodotto della warner Germania è in questo momento in testa alle classifiche jazz Francesi e tedesche.

Francesco Ciniglio
Napoletano (5 marzo 1989), Francesco Ciniglio ha iniziato a suonare la batteria all’età di 6 anni sotto la guida del M° Sergio Di Natale. Si è trasferito a New York all’età di 21 anni e ha conseguito un baccalaureato di studi jazz al City College di New York. Qui ha avuto l’opportunità di studiare con John Patitucci, Fred Hersch, Mike Holober, Dan Carillo e Scott Reeves, oltre a prendere lezioni private di batteria con Gregory Hutchinson. Nel marzo 2015 Francesco registra il suo primo LP con Aaron Parks al piano e Joe Sanders al contrabbasso. L’album, in uscita a marzo 2016 con Fresh Sound New Talent, e registrato ai Bunker Studios di Brooklyn, è composto dalle composizioni originali di Francesco, insieme a standard jazz e improvvisazioni libere. Sin dall’inizio della sua carriera professionale ha potuto collaborare con musicisti quali: Aaron Parks, Joe Sanders, Shai Maestro, Dayna Stephens, Seamus Blake, Joel Frahm, Donny McCaslin, Scott Colley, Sheila Jordan, John Ellis, Peter Slavov, Mark Sherman , Vincent Gardner, Wayne Tucker, Melissa Aldana, Jure Pukl, Dida Pelled, Alex Claffy, Alan Hampton, Harish Raghavan, Ari Roland, Mike Karn, Cyrille Aimee, Stefano Di Battista, Rosario Giuliani, Alessandro Presti, Alessandro Lanzoni, Gabriele Evangelista e Daniele Tittarelli per citarne alcuni. Ora Francesco Ciniglio vive a New York.